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La vaniglia che non piace ai bambini

vanillaNon tutti i bambini impazziscono per il sapore di vaniglia. Nella remota regione di Sava in Madagascar migliaia di giovanissimi agricoltori coltivano la più deliziosa delle spezie. I baccelli prodotti dalle loro mani sono venduti a 5 euro l’uno nei supermercati europei. “Le esili dita di Noary sono velate da un sottile e luminoso strato giallo, (...) mentre il suo corpo è vicino allo sfinimento coperto dal sudore tropicale” racconta Dan McDougall sul Times. Noary ha otto anni, una dei tanti “bambini della vaniglia”.

Il nord est del Madagascar è la capitale del mondo di questa spezia. I preziosi semi di vaniglia insaporiscono le più famose marche di gelato al mondo: Magnum, Ben &Jerry’s e molti altri dolci prodotti che riempiono gli scaffali dei supermercati. La produzione parte da Sambava, dove piccoli coltivatori consorziati lungo la costa della vaniglia vendono i loro baccelli alla locale Société de Vanille. L’asta per i grandi esportatori si tiene due volte l’anno.

I bambini non vanno a scuola. Curano le preziose orchidee e producono vaniglia dall’alba al tramonto, sette giorni a settimana. Nel periodo della raccolta non tornano neppure a casa, è più sicuro dormire vicino alle piante. Proteggerle.

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite circa due milioni di bambini lavorano nella grande isola, senza la possibilità di mettere piede a scuola. Il dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha calcolato che nel 2009 i bambini della vaniglia hanno guadagnato meno di 10 centesimi al giorno. L’Unicef stima che in Madagascar il 28% dei giovanissimi tra i 5 e i 17 anni sono impiegati in agricoltura e pesca. Tutto questo in un momento di delicata crisi politica e sociale, dove il livello di corruzione è alle stelle e l’economia del Paese è di fatto bloccata da un governo provvisorio. Le stesse Nazioni Unite non riconoscono l’ufficialità delle autorità malgasce e molti fondi a sostegno umanitario non possono essere erogati. Persino la vaniglia non rappresenta più una fonte di guadagno sicura. Un chilo di vaniglia che solo sei anni fa valeva 500 euro, viene oggi venduto a 15 euro. I bambini sono sfruttati per aumentare la forza lavoro e rendere più produttive le coltivazioni, ma famiglie di 6-7 persone vivono con un dollaro al giorno.

Coltivare vaniglia è un procedimento complesso. Ogni singolo fiore deve essere impollinato a mano. Un lavoro che in natura è svolto dagli insetti. Ma non qui, dove la vaniglia è stata introdotta dal Messico nella metà dell’Ottocento. Una volta raccolti, i baccelli contenenti migliaia di piccoli semi sono lavorati per cinque mesi: vengono alternativamente lasciati al sole, tostati e avvolti nella lana, quindi in carta oleata. Un prodotto di lusso che nasce dalla miseria.

“I coltivatori di vaniglia soffrono oggi come non mai- dichiara Stephane Ramananarivo di Foko, un’associazione locale a sostegno degli agricoltori- Eppure dovrebbero essere emancipati dal successo che il loro prodotto ottiene nel mondo”. I loro bambini dovrebbero poter andare a scuola e non soffrire la fame per soddisfare i golosi palati occidentali.

Il Madagascar produce due terzi della vaniglia al mondo, e con il calare dei prezzi il prodotto originale è diventato un popolare simbolo di qualità in occidente. Soprattutto se confrontato alla corrispettiva essenza sintetica. Nonostante gli esportatori impongano severi standard etici ai loro produttori, in questo periodo di crisi e disordini amministrativi è impossibile farli rispettare. Coltivare vaniglia è una lotta per la sopravvivenza.

Il portavoce di Unilever, la multinazionale che utilizza vaniglia malgascia nei diffusissimi gelati Magnum e Ben & Jerry’s, ha dichiarato che il lavoro minorile è inaccettabile. Ma di fatto non esiste controllo né responsabilità diretta nei processi di produzione.

16 marzo 2010

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